Martedì, 15 Luglio 2014 16:45

Pino Daniele & Eric Clapton, un palco per due bluesman

E' sicuramente uno degli eventi live più importanti della carriera musicale del mascalzone latino, un concerto che vede sullo stesso palco il nostro Pino Daniele ed Eric Clapton all'insegna del blues: il 24 Giugno 2011 a Cava De’ Tirreni (SA) (allo Stadio Simonetta Lamberti) i due si sono esibito davanti a quasi 16mila spettatori, dividendo sessioni, canzoni e band. Già un anno prima i due si erano incontrati e si erano esabiti insieme in occasione del Crossroads Guitar Festival tenutosi a Chicago, dove Pino fu invitato ad esibirsi proprio da Eric Clapton (organizzatore del festival che raccoglie i più grandi chitarristi mondiali).
L’evento, intitolato “Concert For Open Onlus -­ In Aid Of Children”, era stato organizzato per raccogliere i fondi per l’acquisto di una macchina per la tac per il centro di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Pausilipon di Napoli.


Pino Daniele Eric Clapton


I due artisti si sono esibiti sia insieme sia in set separati, accompagnati entrambi dalla stessa band, proponendo il meglio del loro repertorio. La scaletta del concerto ho proposto più di due ore di spettacolo.

Pino Daniele Eric Clapton


Brani e Live Set
01. Boogie Boogie Man (Pino Daniele e Eric Clapton)
02. Napule è (Pino Daniele e Eric Clapton)
03. Toledo (Pino Daniele con la band)
04. Je So’ Pazzo (Pino Daniele con la band)
05. A Me Me Piace ‘o Blues (Pino Daniele con la band)
06. Dimentica (Pino Daniele con la band)
07. Dubbi Non Ho (Pino Daniele con la band)
08. Che Male C’è (Pino Daniele con la band)
09. Sara Non Piangere (Pino Daniele con la band)
10. Chi Tene ‘o Mare (Pino Daniele con la band)
11. Quando (Pino Daniele con la band)
12. Per Te  (Pino Daniele e Eric Clapton con la band)
13. Key To The Highway (Eric Clapton con la band)
14. Hoochie Coochie Man (Eric Clapton con la band)
15. Crossroads (Eric Clapton con la band)
16. Wonderful Tonight (Pino Daniele e Eric Clapton con la band)
17. Cocaine (Pino Daniele e Eric Clapton con la band)
18. ‘O Scarrafone (Pino Daniele con la band)
19. Il Sole Dentro Di Me (Pino Daniele con la band)
20. Nun Me Scuccià (Pino Daniele con la band)
21. Io Per Lei (Pino Daniele con la band)
22. Yes I Know My Way (Pino Daniele con la band)
23. Layla (Pino Daniele e Eric Clapton con la band)

Pino Daniele Eric Clapton
 

La Band

La Band che ha accompagnato i due artisti era formata da:
Steve Gadd (Batteria)
Willie Weeks (Basso)
Christopher Stainton (Piano, Hammond e testiere)
Mel Collins (Sax)
Gianluca Podio (Piano e tastiera)

Pino Daniele Eric Clapton 


Press

Ecco alcuni articoli presi da alcuni siti web pubblicati sull'evento

 
Daniele e Clapton, la notte degli uomini in blues (da ilmattino.it)
Quindicimila biglietti già venduti a Cava, emozioni alle stelle nelle prove: due chitarre per «Cocaine» e «Napule è»

Se a me me piace ’o blues è anche, se non soprattutto, perché esiste Slowhand. Non so se ce la farò questa sera, in uno stadio che sento mio, dove ho suonato tante volte, ad annunciare a Cava de’ Tirreni ”signori e signore, guaglioni e guaglione, mister…. Eric Clapton”. Mi piacerebbe farlo solo per godermi l’emozione che porto dentro e l’inevitabile boato di risposta delle migliaia che si assieperanno nel Simonetta Lamberti e che non vedono l’ora di vedere Dio. Non voglio essere blasfemo, ma così lo chiamano i fans: «God», senza bisogno di altre parole. Per anni ho conservato nella custodia della più fedele delle mie chitarre un articolo in cui l’ex Cream diceva di amare la mia musica. Poi, un giorno, me lo sono trovato al telefono che mi invitava a partecipare a Chicago
al ”Crossroads Festival”, incrocio della crema dei chitarristi blues e rock del mondo. E dopo quel sogno in cui ho fatto l’americano, ecco questo sogno verace di una notte di inizio estate: il mascalzone latino sul palco di Manolenta, due chitarre pronte a jammare. Che cosa faremo insieme non lo sappiamo ancora, abbiamo appena fatto le prime prove e, sembriamo due bambini scatenati, anche se non abbiamo più l’età. Decidiamo cose del tipo: ”Tu entri su questo pezzo”, ”io entro in quel pezzo del ritornello”, ma poi restiamo sul palco pronti a piazzare un accordo, un assolo, una zampata vincente, ma anche una seconda chitarra ritmica per il piacere di condividere l’uno la musica dell’altro. Abbiamo provato «Layla», chi come me è cresciuto con quel disco di Derek and the
Dominos, sa che cosa ho sentito dentro, sa come ha fatto ’o core quando è arrivato il momento di far garrire quel riff, di aggiungerci la saudade di un ex scugnizzo. E che dire di «Cocaine», uno dei ritornelli più famosi della storia del rock? La band è eccezionale, Clapton ha portato con sé Willie Weeks al basso e Christopher Stainton al pianoforte, l’organo Hammond e le tastiere. Io, oltre al mio fido Gianluca Podio al piano e alle tastiere, ritrovo la batteria di Steve Gadd e il sassofono di Mel Collins. Ma, soprattutto, la voglia di fare musica e basta: non registreremo niente, non ci saranno dischi, dvd o trasmissioni televisive a raccontare la serata. Certo, appena finito il concerto ci sarà già qualche filmato su YouTube, ma quella è una storia che riguarda i fans e le nuove
possibilità offerte dalla rete. Per noi conta solo il piacere di guardarci negli occhi e di attaccare a suonare, per vedere, non poi così di nascosto vista la platea che avremo davanti, l’effetto che fa. Vuoi mettere il piacere di dividere «Napule è» con il bianco che ha fatto suo il blues? Vuoi mettere dichiararti «Boogie Woogie Man» insieme con lui? Davvero non so ancora che cosa faremo stasera, se alla fine ci sarò anche io su «Layla» o su «Cocaine», se lui farà con me… No, non è vero, so benissimo che cosa faremo questo sera: faremo blues e ballate latine, lui il primo e io le seconde, con qualche licenza di rispettosa invasione di campo. Faremo quello che siamo, due uomini in blues, che cercano di fare bene il loro lavoro: suonare innanzitutto, e cantare. E non accadrà
solo per il nostro piacere, che già sarebbe un motivo più che sufficiente, né solo per quello del pubblico. Lo facciamo per raccogliere fondi che saranno spesi in beneficenza, a Napoli. Non sapete come mi sento privilegiato, guagliò: suono con Eric Clapton e faccio qualcosa di utile alla mia città, di questi tempi così scamazzata. Napule è… Cava de’ Tirreni stanotte. E che il dio del blues sia con tutti noi. Pino Daniele



Pino Daniele ed Eric Clapton: Storica notte di chitarre e magie (da ilmattino.it)

Due chitarre sole al comando. Che grondano di blues con il vigore di un «Boogie woogie man» d'altri tempi, anzi di due, il mascalzone latino e quello inglese che si danno la mano, anzi no, perché hanno tutti e due una chitarra da carezzare come la più amata e bella delle donne.
Che rilanciano la leggenda della città nata con il canto delle sirene ed oggi sepolta sotto la munnezza, esposta al pubblico ludibrio dei roghi-fuochi fatui del nostro disonore. «Napule è 'na carta sporca e nisciuno se ne 'mporta», e da quanti anni ce la cantiamo e ce la suoniamo, e per fortuna che c'è il balsamo di Eric Clapton che raddoppia le note di Pino Daniele, la sua flemma che cerca un approccio razionale al canto di speranza e disperazione che «saglie piano piano e tu saje che nun si sulo» perchè lo intonano tutti i diciassettemila dello stadio Simonetta Lamberti, tornato ad antichi fasti.
«Per fortuna che, quando abbiamo capito che avere il San Paolo era impossibile, abbiamo optato per Cava - ragionava prima dello show il Nero a metà - se fossimo riusciti a ottennere piazza del Plebiscito ci saremmo trovati a suonare in mezzo alla munnezza».
Ma un assolo di Manolenta squaglia il sangue nelle vene, come un gol di Maradona, e Napule stanotte è qui, è una festa esorcismo, è una band di «mille culure». Quando Clapton torna dietro le quinte, arrivano uno a uno Steve «motore» Gadd (il più applaudito) alla batteria, Willie «calore» Weeks al basso, Chris «colore» Stainton alle tastiere, Gianluca «melodia» Podio al pianoforte, Mel «re cremisi» Collins al sassofono, e basterebbe il suo ritorno a far segnare questa serata negli annali danieliani.
Ma Pino ci dà dentro, ne ha di emozioni in serbo: lo strumentale «Toledo», «Je so pazzo» con quel «Masaniello è crisciuto» che ora rimanda al neosindaco De Magistris, «A me me piace 'o blues» e tutti sul prato e gli spalti a ridere, sudare, cantare, ricordare, zompare con l'organo Hammond di Stainton. E sona mo', Pino, sona ancora.
E vai mo', Pino, e vai ancora. E Pino va, trova l'appeal pop di «Dimentica», «Dubbi non ho», «Che male c'è», «Sara non piangere», prima di affondare il coltello nella piaga della nostra saudade, della nostra «appocundria»: «Chi tene 'o mare, o ssaje, nun tene niente». Tenera, e calda, e sudata, emozionante come poche, è la notte con il pianoforte di Podio e il tenore di Collins a scandire la malia amara di «Quando» e rilanciare il coro «Massimo, Massimo, Massimo» di osservanza troisiana.
Clapton torna sul palco, tra tanti brani del nuovo amico ha voluto dividere «Per te», pensoso dialogo chitarristico che poi lo lascia al centro del palco per distillare un breve set di purissimo blues: «Key to the highway», «Hoochie Coochie man» e «Crossroads», storie di incroci fatali, anime vendute al diavolo, figli del sacerdote profano Robert Johnson.
Basterebbe qui per restarci nel cuore e nell'anima, come una vecchia canzonaccia o un amore che non sappiamo dimenticare, ma il repertorio in agguato è da batticuore, che te lo godi e lo dedichi a chi non c'è, per un motivo o per l'altro. «Wonderful tonight», e Pino ne ha persino tradotto una strofa: oltre allo strumento, con Eric ora incrocia anche la voce, e che vuoi di più per questa notte letteralmente piena di meraviglie, come «Cocaine», uno dei riff più celebrati della storia del rock. Manolenta maneggia l'argomento con la flemma di un lord, il lazzaro davvero felice manolenteggia alla sua maniera, virando verso la corrente del Golfo.
Poi Pino rimane da solo, una voce, una chitarra e «'O scarrafone», quando riparte con la band è tempo di «Il sole dentro di me» e di «Io per lei», ma soprattutto di «Nun me scuccià» e «Yes I know my way» e la strada del mascalzone latino si incrocia di nuovo con quella del mascalzone very british, e rocka e rolla sulle strade di «Layla», che Eric scrisse per Patty Boyd, rubata al suo amico George Harrison. Clapton non si scompone, tocca la Fender come il mago dei maghi, Daniele trova come entrare in una trama chitarristica che appartiene all'immaginario collettivo planetario, e tutto appare spontaneo, sincero, lontano anni luce dall'intronata routine del cantar leggero. Tu chiamale, se vuoi, emozioni da sogno di una notte di inizio estate. Federico Vacalebre



Notte rock : successo per il live cavese di Pino Daniele ed Eric Clapton (da corrieredelmezzogiorno)
Il Mascalzone latino al Simonetta Lamberti: «Meno male che siamo a Cava. Vi immaginate a piazza Plebiscito?»

NAPOLI - Un grande concerto con una piccola anteprima: «Ho voluto fare il concerto qua - dice Pino Daniele prima di salire sul palco - per far vedere un’altra immagine della Campania, ben diversa da quella che si vede da un po’ di tempo a questa parte. Meno male che siamo venuti a Cava. Vi immaginavate di essere oggi in piazza del Plebiscito? Come avremmo potuto fare anche solo le prove in quella situazione?». Poi è solo musica. Sono da poco passate le 21 quando Pino Daniele sale sul palco dello Stadio Simonetta Lamberti. Le luci si spengono e in un attimo cala il silenzio sulle oltre 15mila anime accorse all’evento benefico per raccogliere fondi per migliorare l’assistenza clinica dei bambini malati di cancro del centro di Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Pausilipon di Napoli.
Ma è solo un attimo, basta la prima nota di «Boogie Boogie Man» e l’arrivo della leggenda Clapton per provocare un boato di quelli che griffano le grandi notti di musica.

Eric Clapton, colui che ha riscritto le coordinate della musica del diavolo dalle cantine beat blues londinesi, accompagna con la sua Fender Strat azzurra il Mascalzone latino, ricamando di insert e arpeggi un pezzo, che richiama alla memoria «On the road again», classico dei Canned Heat. Due chitarre, solo due chitarre a fraseggiare lungo i sentieri caldi e tortuosi del blues. Lo show ha inizio. Sul palco alle spalle dei musicisti, sei grandi led luminosi verticali iniziano a diffondere giochi di luce. Daniele e Clapton si guardano, sorridono, c’è intesa, c’è divertimento e il popolo del Simonetta Lamberti è tutto con loro. Un’umanità affamata di musica che mai avrebbe immaginato di ascoltare un giorno uno degli ultimi grandi classici della canzone partenopea «Napul’è», griffata
dalla chitarra di Slowhand. I telefonini si illuminano come lucciole in un grande prato buio, sostituendo il «lavoro» che un tempo era affidato agli accendini. L’ingresso della super band composta da alcuni dei più grandi musicisti del mondo come Steve Gadd (batteria), Willie Weeks (basso), Christopher Stainton (piano, organo hammond e tastiere), dall’ex King Crimson e Camel Mel Collins (sax), ai quali si affianca Gianluca Podio (piano e tastiere) suscita ancor più entusiasmo.

Tutti insieme partono con una versione strumentale di «Tutta n’ata storia» per proseguire con «Je so’ pazzo» in versione swingata con un solo di grande impatto all’organo Hammond di Stainton e con «A me m’ piace o blues» con Mel Collins in grande spolvero. Clapton però non c’è, ha lasciato la scena al «fratello blues» napoletano che propone «Dimentica», «Dubbi non ho», Che c’è di male», «Sara» e una bella versione di «Chi tene ’o mare» con le spazzole di Steve Gadd sul rullante a simulare il canto delle onde del Golfo. Il canzoniere di Daniele brilla come non mai, il risultato è sempre ottimo e in qualche momento eccellente («Quando Quando», «Yes I Know My Way» e «Nun me scuccià»). Le esecuzioni sono così ben fatte grazie all’apporto dei super musicisti che persino qualche canzone fragile dell’ultima produzione del bluesman napoletano acquista luce nuova. Il pubblico, a un certo punto, invoca la leggenda di Ripley che accontenta tutti, ritornando sul palco e sfoderando una sequenza di brani che sono di diritto nella storia della musica: la Crossroad» del papà del blues Robert Johnson è da togliere il fiato così come Wonderful Tonight» e «Cocaine» di J. J. Cale impreziosita dal duetto di chitarre dei due musicisti.

La voce di Slowhand è quella di un tempo, accarezza come il velluto e corrode come un sorso di Jack Daniel’s, il trascorrere degli anni sembra averla resa ancor più affascinante, la sua chitarra suona come sempre, come quando apparentemente acerba accompagnava uno degli alfieri del British blues, John Mayall. Manca ancora un piccolo tassello per completare il mosaico del grande evento. «Layla» uno dei manifesti sonori di un’epoca, una delle più belle e drammatiche song della storia del rock, scritta da Clapton (anche se per la verità il fraseggio è di Duane Almann) per Patty Boyd, moglie di George Harrison, di cui si innamorò. Intanto il ritorno live di Pino Daniele è annunciato per la primavera 2012, in concomitanza con la pubblicazione del nuovo disco di inediti, con il quale
Daniele entra nel novero degli artisti che dicono addio alle major discografiche. Ad affiancare l'artista e la sua etichetta Blue Drag, infatti, ci sarà Indipendente/Mente. A Napoli doppio appuntamento, 31 marzo e primo aprile del 2012. Carmine Aymone

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